Il Comune che non c’è

Era un po’ che non scrivevo, perchè la situazione in cui è piombata Balestrate mi sembrava davvero drammatica. Non c’è solo un problema politico e finanziario, c’è una situazione sociale che rende complicato per questo territorio sognare un riscatto. La denuncia costante di ciò che non va, si scontra con l’apatia di una comunità che sembra aver smesso di credere, che ha modificato la propria connotazione anagrafica diventando più anziana, cambiando i propri interessi, rinunciando alle proprie ambizioni.
Il tessuto sociale frammentato stenta a ricomporsi, perchè la frattura non è solo sociale, è istituzionale, e la tensione scocca da un capo all’altro dei punti di sostegno. Immagino i prossimi comizi e vorrei capire quali discorsi potranno mai convincere i balestratesi. Più lavoro? Più decoro? Cosa potrà mai interessare una popolazione con una tre le età medie più alta della Sicilia, senza considerare gli altri indicatori sociodemografici terrificanti. Così l’unico modo per provare a salvare il salvabile diventa quello di ricostruire pezzi di società sana, come cellule staminali in grado di rigenerare ciò che la mala gestio ha distrutto. Ci stiamo provando, ci speriamo, ci crediamo.
Poi succede di leggere una delibera come quella pubblicata oggi sul sito del Comune e si rimane spiazzati. Apparentemente il titolo sembra vago: “Ulteriore rideterminazione organica del Comune di Balestrate”. In sostanza l’atto serve a rivedere la pianta organica del Comune per consentire a una ex dipendente licenziata ingiustamente di riprendere il proprio posto di lavoro. Ma è il contenuto a lasciare tanta amarezza, diventanto un simbolo della situazione in cui siamo piombati.
Intanto, si tratta di un provvedimento adottato da un commissario nominato dal tribunale per consentire all’ex dipendente di riprendere il proprio posto. Doveva farlo il Comune, che però se n’è fregato, e allora un giudice, a un certo punto, è intervenuto sostituendosi all’ente per far rispettare la legge. Ma in quell’atto è anche citata la nomina dell’Organismo straordinario di liquidazione, l’Osl, intervenuto a seguito della situazione fallimentare del Comune.
Dunque, in quella delibera sono presenti ben tre soggetti totalmente esterni all’ente: il tribunale, la commissione per il fallimento e il commissario ad acta. Tutti si sostituiscono al Comune. Un ente locale che appare devastato, spogliato da ogni sua funzione, esautorato. Che amministrazione e consiglieri ci siano o meno, ormai è indifferente, il Comune continuerebbe per il 99% delle proprie funzioni ad andare avanti. Il disastro di questi anni si è ormai concretizzato nell’assenza di una visione, di valori e di una strategia. Si va avanti per inerzia. Un quadro desolante, in cui questo susseguirsi di commissari appare come il vano tentativo dello Stato di tenere in vita una struttura in maniera artificiale.